L’adviser nella ristorazione e nel turismo
Sta nascendo una nuova figura professionale nel mondo della ristorazione e del turismo: quella dell’Adviser. Ovviamente, non andrà a sostituire il consulente ristoratore o del turismo, ma sarà un lavoro totalmente nuovo. L’adviser avrà infatti, un’infarinatura di tutto, dalla conoscenza della legge in campo ristorazione e turismo a quella delle tecniche di ristorazione.
Farà capire agli imprenditori quali sono le condizioni per cui un’attività funziona e incassa e gli spiegherà come trarre profitti. Il suo compito è quello di stilare un piano e dare consigli specifici e concreti, che aiutino il ristoratore o l’ente del turismo a raggiungere gli obiettivi prefissati. Nel campo della ristorazione e del turismo c’è tanto lavoro da fare, per questo l’adviser diventa indispensabile.
Il marketing in questo campo ha bisogno di evolversi ed innovarsi. C’è una necessità di creare le condizioni adatte perché questo avvenga. Ma lascia che ti spieghi meglio. Il marketing costa, senza investimenti non si va da nessuna parte e non si ottengono risultati, nel mondo del turismo e della ristorazione come in tutti gli altri. Inoltre, non basta una sola azione ma serve costanza nel tempo.
I costi interni sono assolutamente da considerare, perchè ci saranno, tra questi, qualità del prodotto offerto e l’assunzione di personale qualificato. Altra cosa, la gente è bombardata 24 ore su 24 dalla pubblicità, per cui non è detto che solo perché spendete tanti soldi in essa la gente ritorni automaticamente nel vostro locale.
Ed infine, per creare posti di lavoro nel campo del turismo e della ristorazione bisogna conoscere tante cose, stare attenti ai dati, fare analisi, business plan e un sacco di altre cose da Marketer, che necessitano di progettazione. Ecco che qui subentra la figura dell’Adviser, che si occupa di tutti questi aspetti. In America, se non sbaglio, vengono dati degli incentivi esclusivamente a chi ha fallito in precedenza, ragion per cui un buon adviser ristorativo che lavora nel mondo della ristorazione e del turismo potrebbe essere una persona che ha “fallito”.

A volte sembra che uno che ha fallito o chiuso sia da buttare e che non abbia delle buone competenze, non è assolutamente vero. Spesso chi ha già sbagliato è più preparato degli altri, sa già quali sono gli errori da non compiere e riesce a correggere il tiro prima che sia troppo tardi. Quindi, per concludere, l’Adviser ristorativo è una figura professionale del mondo della ristorazione e del turismo che dispensa consigli, che aiuta gli imprenditori a far girare bene la propria attività.
Non costa tanto, il suo cachet si aggira infatti, tra i 50 e i 100 euro in base ai consigli richiesti. Inoltre, mette in contatto le figure professionali del mondo del turismo e della ristorazione con fornitori, pizzerie, ristoranti o agriturismi. Una cosa fondamentale è cercare bene e valutare a chi ci si sta affidando.Esistono guru del marketing famosi nel campo della ristorazione che fanno miracoli, ed altri che vendono aria fritta. Un bel caso? Quello riguardante il successo di Cannavacciuolo su Gordon Ramsey, in Italia infatti, dopo il passaggio del programma di quest’ultimo “Cucine da incubo”, solo pochi ristoranti hanno chiuso.
Esempi concreti di consulenza trionfante
Un adviser nella ristorazione è un mago senza bacchetta, un uomo che con occhio e parola trasforma un’osteria zoppicante in un tempio del gusto. Negli anni ’90, li vedevo all’opera: figure schive, ma con una visione che salvava tavole e anime. Ricordo una trattoria vicino a Bologna, sull’orlo del fallimento: il vino era acido, i piatti senza sapore. Arrivò un consulente, un tipo magro con un taccuino: cambiò il menu, riportò la pasta fresca al centro, scelse un Lambrusco che cantava in bocca. Fu un trionfo, un locale rinato grazie alla maestria di chi sa vedere oltre.
Poi c’era un alberghetto in Liguria, con camere vuote e una cucina smorta. L’adviser impose un ritorno alla tradizione: acciughe marinate, focaccia croccante, un pesto che odorava di basilico appena colto. Gli ospiti tornarono, attratti dal profumo e dalla qualità. Questi successi non sono magia: sono il frutto di un’esperienza che conosce il terroir, che sa cosa vuole il viaggiatore affamato.
Il critico lo sa: un buon adviser è un narratore di sapori, un custode della passione. Senza di lui, molti locali sarebbero cenere. È la prova che la cucina vive di chi la guida, di chi ne fa un’arte trionfante.
