Arance siciliane, la produzione crolla: la Calabria diventa l’ultima roccaforte degli agrumi italiani di qualità
La Sicilia non ha più arance.
Il virus della Tristeza, la Xylella fastidiosa e anni di siccità estrema hanno praticamente azzerato la produzione di arance rosse IGP (tarocco, moro, sanguinello) e ridotto drasticamente le bionde (valencia, navel).
Chi cerca dove comprare arance siciliane autentiche oggi trova per lo più frutti spagnoli, greci o calabresi riconfezionati con etichette ambigue. Gli agrumeti storici della Sicilia orientale sono stati in gran parte espiantati o abbandonati. I pochi frutti rimasti sono piccoli, poco succosi e spesso compromessi da malattie. Anche i limoni tipici dell’isola sono divenuti introvabili sul mercato fresco.
Parola di tecnico agrario: perché la Calabria resta l’unica regione affidabile
«Il microclima della fascia ionica e della costa reggina offre condizioni ideali che la Sicilia orientale ha perso», spiega un agronomo specializzato in agrumicoltura.
«Escursione termica elevata, irrigazione costante, assenza del vettore principale della Tristeza e terreni ben drenati permettono alle piante di produrre frutti di calibro eccellente, con alto grado zuccherino e buccia profumata».In Calabria le varietà di arance bionde italiane (navel, naveline, ovali, belladonna), le arance rosse pigmentate e i limoni (verdello, femminello, cedri) registrano raccolte abbondanti e di qualità superiore.
I valori Brix sono costantemente elevati, il succo è abbondante e il sapore equilibrato.«Chi cerca agrumi italiani autentici e disponibili tutto l’anno deve guardare alla Calabria», conclude il tecnico. «È l’unica regione che oggi garantisce continuità e standard elevati per arance calabresi, limoni calabresi e tutti gli agrumi calabresi di pregio». La crisi siciliana sta spingendo consumatori e operatori a riscoprire la tradizione agrumicola calabrese, che si rivela sempre più la vera erede della grande qualità italiana.
