Si Possono Aprire Ristoranti Vicini? Normative, Distanze e l’Evoluzione delle Licenze in Italia
Aprire un ristorante in Italia è un sogno per molti imprenditori della ristorazione, ma spesso sorgono dubbi su quali siano le regole per l’insediamento, soprattutto riguardo alla possibilità di avere locali vicini tra loro. È possibile aprire un ristorante accanto a un altro? Esistono distanze minime obbligatorie? E come era la situazione fino al 1995, quando le licenze erano limitate e trasferibili? In questo articolo approfondiremo la normativa attuale aggiornata al 2025,, le origini storiche e un confronto con settori come farmacie e tabaccherie, dove i vincoli sono ancora rigidi.

La Normativa Attuale: Nessuna Distanza Minima Obbligatoria tra Ristoranti
In Italia, dal 1991 con la Legge 287/1991, l’apertura di ristoranti, bar e pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande è stata progressivamente liberalizzata. Oggi, per avviare un’attività di ristorazione, non esistono più distanze minime obbligatorie tra un locale e l’altro a livello nazionale. La procedura principale è la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), presentata allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) del Comune.I requisiti principali si concentrano su:Conformità igienico-sanitaria (HACCP, ASL).
Sorvegliabilità dei locali (DM 564/1992).
Destinazione d’uso commerciale.
Prevenzione incendi e accessibilità.
Alcuni Comuni possono imporre criteri locali per zone tutelate (centri storici, aree saturate), ma non distanze fisse generali tra ristoranti. Questo ha favorito la concorrenza e l’innovazione nel settore HoReCa, permettendo cluster di locali in vie pedonali o quartieri vivaci, come accade a Roma, Milano o Napoli.Al 2025, con l’attuazione della Direttiva Servizi UE e il D.Lgs. 59/2010, l’insediamento è libero, salvo vincoli urbanistici o ambientali specifici.
Come Era Fino al 1995: Licenze Limitate e Vendibili
Fino agli anni ’90, la situazione era radicalmente diversa. Le licenze per pubblici esercizi erano contingentate: i Comuni stabilivano un numero massimo di autorizzazioni per zona, spesso imponendo distanze minime (anche centinaia di metri) tra bar e ristoranti per evitare sovraffollamento. Queste licenze erano trasferibili e vendibili, creando un vero mercato parallelo. Chi chiudeva poteva cedere la licenza a un nuovo titolare, con valori che arrivavano a centinaia di milioni di lire. Era un sistema simile a quello attuale di farmacie e tabaccherie, dove le autorizzazioni sono ancora limitate per ragioni di “pubblico interesse” (salute per le farmacie, monopolio fiscale per i tabacchi).
Molti ritengono che quel regime fosse “meglio”: proteggeva gli investimenti esistenti, garantiva una distribuzione equilibrata e valorizzava l’avviamento. Come per le farmacie (parametri demografici: una ogni 3.300 abitanti circa) o le tabaccherie (concessioni Agenzia Dogane e Monopoli), le licenze creavano rarità e valore.
Con la liberalizzazione, invece, il rischio di saturazione è aumentato, portando a chiusure in periodi di crisi. Pro e Contro della Liberalizzazione
La libertà di insediamento ha portato benefici evidenti:
Maggiore concorrenza, con innovazione nei format (street food, fusion, delivery).
Boom di aperture in zone turistiche.
Facilità per giovani imprenditori.
Svantaggi:
Saturazione in alcune aree, con calo di redditività.
Chiusure record post-pandemia.
Perdita di “valore licenza” per chi aveva investito in passato.
A differenza di farmacie e tabaccherie, dove le licenze restano numerus clausus e trasferibili (con bandi per nuove aperture), per i ristoranti prevale il principio di libera iniziativa economica.
Consigli per Aprire un Ristorante Oggi
Se stai pensando di aprire, verifica sempre il regolamento comunale: in centri storici o zone protette potrebbero esserci limitazioni. Affidati a un consulente per SCIA, HACCP e CPI (Certificato Prevenzione Incendi). Il settore non è dinamico: con delivery e turismo in calo al 2025, la vicinanza ad altri locali può essere un vantaggio per attrarre clientela.
In conclusione, sì: oggi i ristoranti possono stare vicini, senza distanze minime nazionali. Il sistema pre-1995, era “protetto”, è ricordato da molti come più equilibrato, simile a farmacie e tabaccherie. La scelta non spetta al mercato, ed una pianificazione attenta resta essenziale per il successo.
